IL CAMMINO DELL'ACQUA IN BOLIVIA E COLOMBIA
YAKU - MINISTERO DELL'ACQUA BOLIVIANO: COLLABORAZIONE PER LA DIFESA DEL CICLO DELL'ACQUA COME BENE COMUNE
Mercoledì 30 maggio l'incontro e la stretta di mano con il ministro dell'Acqua e dell'Ambiente della Bolivia Felipe Quispe. Insieme al Municipio di Tiquipaya, ad Onu Habitat, alla Fondazione Agua Tuya, e con la collaborazione del Centro Andino del Agua dell’Università di San Simon di Cochabamba, si rafforza il processo di autonomia e difesa del ciclo integrale dell’acqua iniziato nel 2006 con le comunità indigene e contadine di Chilimarca – Cochabamba. Con la presentazione del video documentario “L’acqua che corre: difendendo la Madre Terra partendo dai propri quartieri”, realizzato dal regista Pedro Rodriguez, si è conclusa l’intensa settimana di incontri per la promozione e la valutazione dei progetti di cooperazione internazionale di Yaku in Bolivia. Che ha visto nell'incontro di mercoledì 30 maggio col Ministro dell'Acqua dell'ambiente Felipe Quispe, la conferma dell'appoggio ad un processo che ha messo in rete soggetti diversi dall'Italia alla Bolivia. Con lo scopo comune nella difesa del ciclo dell'acqua attraverso politiche di gestione partecipative e tecnologie ecocompatibili.Il documentario - alla cui visione hanno presenziato i soggetti che sostengono il percorso, Claudia Vargas per Onu Habitat Bolivia, i rappresentanti della fondazione Agua Tuya, e le donne e gli uomini della comunità - racconta dell’esperienza di partecipazione per la realizzazione dell'impianto pilota di fitodepurazione di Villa Satèlite Alta iniziata nel 2010, oggi gestito dalla comunità stessa, situata a Chilimarca, zona periurbana di Cochabamba.Un cammino iniziato nel 2006 con la costruzione del sistema fognario per 8000 persone e che dunque ha dimostrato il suo valore e che dunque prosegue verso la costruzione di un ulteriore impianto fitodepurativo per le comunità limitrofe e l’aggiunta della raccolta differenziata dei rifiuti organici per la produzione di compost di qualità. Affiancato dai corsi della Scuola Andina dell’Acqua: formazione, educazione ambientale nelle scuole locali, valorizzazione della visione andina del’acqua e del ruolo delle donne della comunità, che attraverso la gestione dell’acqua trovano nuovi modi di difendere se stesse ed I propri diritti.In Italia, sono la Regione Trentino Alto Adige, la Provincia Autonoma di Trento con il Servizio Solidarietà internazionale, ed il Comune di Trento che sostengono questa esperienza di cooperazione internazionale in difesa dei beni comuni.Il Cammino dell’Acqua di Yaku continua in Colombia nelle zone del Cauca e Valle del Cauca con il progetto triennale di appoggio agli acquedotti comunitari in zone di conflitto “Acqua, Giustizia e Pace”.
foto: http://www.facebook.com/media/set/?set=a.442901152405051.116754.100000555091947&type=3&l=9e226070a5
La Paz 31 maggio 2012
sabato 2 giugno 2012
venerdì 1 giugno 2012
Non firmare quel trattato!
Vi invio il link ad un articolo dal Titolo Trattato MES e conseguenze su eurobond e "project bond".
Si tratta dell'analisi articolo per articolo del trattato MES (un'analisi approfondita mancava alla nostra campagna, ed eccolo qua)
messo in relazione agli strumenti di "finanziamento" che sembrano a disposizione degli stati, ma in realtà lo sono solo della finanza.
I meccanismi su cui si basa il MES prestiti condizionati e basati non su denaro "fresco" ma su denaro che già in precedenza era in uso agli stati, sono qui descritti.
https://sites.google.com/site/europaperibenicomuni/hot-news-1/trattatomeseconseguenzesueurobondeprojectbond
Autrici Paola Ghini e Valentina Serru.
La riflessione sul trattato MES ha evidenziato che il meccanismo di prestito sul prestito su cui si basa il MES, nonchè il meccanismo di indebitamento obbligatorio presso il FMI da parte degli stati generano inevitabilmente un danno erariale di proporzioni gigantesche. Ci stiamo chiedendo come fare intervenire il Procuratore della Corte dei Conti.
Paola Ghini
Si tratta dell'analisi articolo per articolo del trattato MES (un'analisi approfondita mancava alla nostra campagna, ed eccolo qua)
messo in relazione agli strumenti di "finanziamento" che sembrano a disposizione degli stati, ma in realtà lo sono solo della finanza.
I meccanismi su cui si basa il MES prestiti condizionati e basati non su denaro "fresco" ma su denaro che già in precedenza era in uso agli stati, sono qui descritti.
https://sites.google.com/site/europaperibenicomuni/hot-news-1/trattatomeseconseguenzesueurobondeprojectbond
Autrici Paola Ghini e Valentina Serru.
La riflessione sul trattato MES ha evidenziato che il meccanismo di prestito sul prestito su cui si basa il MES, nonchè il meccanismo di indebitamento obbligatorio presso il FMI da parte degli stati generano inevitabilmente un danno erariale di proporzioni gigantesche. Ci stiamo chiedendo come fare intervenire il Procuratore della Corte dei Conti.
Paola Ghini
giovedì 31 maggio 2012
Vendola salta la staccionata!
I beni comuni NON SI VENDONO
Con preghiera di diffusione
Il Comitato Pugliese “Acqua Bene Comune” – Forum Italiano dei Movimenti per l’Acqua ha appreso dalla stampa l’orientamento che la Regione Puglia starebbe assumendo rispetto alla privatizzazione dei servizi pubblici.
Il Presidente della Regione, in due interviste apparse di recente sui giornali locali, afferma che entro dicembre sarà definito l’ingresso dei privati nella gestione dei rifiuti, dei trasporti e perfino dell’acqua, in ottemperanza a una non meglio precisata normativa nazionale (http://www.lagazzettadelmezzogiorno.it/notizia.php?IDNotizia=522457&IDCategoria=1).
Tale affermazione suona come un’offesa a tutti quei cittadini/e che, in Puglia come in tutto il Paese, con il referendum dell’anno scorso hanno ribadito di voler salvaguardare il carattere pubblico dei beni comuni contro ogni processo di mercificazione e di profitto.
Né può avere senso giuridico e politico l’annuncio di una legge regionale con cui si metterebbe “in sicurezza la natura pubblica dei servizi locali” tutelandone contemporaneamente la privatizzazione (http://corrieredelmezzogiorno.corriere.it/bari/notizie/politica/2012/29-maggio-2012/vendola-l-ingiuriariparte-smart-cities-201378970047.shtml).
Questa “nuova” narrazione ci sembra davvero fantasiosa.
In realtà, con questa posizione il Presidente Vendola contraddice le sue numerose precedenti affermazioni e gli atti stessi del governo regionale ponendo, di fatto, un macigno sull’interlocuzione che, pur non sempre facile e fluida, era intercorsa con il movimento dell’acqua bene comune.
Il Comitato Pugliese ne prende atto e sente il dovere di intensificare, a maggior ragione e con più vigore, il proprio impegno affinché la volontà popolare, da più parti minacciata e vilipesa, sia rispettata.
In quest’ottica investirà della questione tutti i Comuni della Regione Puglia che, insieme ai cittadini, saranno i primi a subire le conseguenze della “cessazione delle municipalizzate e dell’apertura del mercato ai privati” annunciata dal Presidente della Regione.
Rispetto a questo, e partendo proprio dalle dichiarazioni del Sindaco di Bari secondo le quali “l’amministrazione intende rispettare pienamente la volontà popolare espressa attraverso il voto referendario” (http://www.ecodallecitta.it/notizie.php?id=112261), chiediamo ufficialmente all’Amministrazione di BARI, attraverso il Coordinamento degli EE. LL. per la ripubblicizzazione del S.I.I., di promuovere al più presto un incontro programmatico con i Comuni pugliesi per la difesa e la ripubblicizzazione di tutti i servizi pubblici locali (a partire dal servizio idrico integrato), ovvero la loro gestione attraverso soggetti di diritto pubblico con partecipazione sociale.
Perché si scrive Acqua e si legge Democrazia.
Comitato pugliese “Acqua Bene Comune” – Forum dei Movimenti per l’Acqua
Con preghiera di diffusione
Il Comitato Pugliese “Acqua Bene Comune” – Forum Italiano dei Movimenti per l’Acqua ha appreso dalla stampa l’orientamento che la Regione Puglia starebbe assumendo rispetto alla privatizzazione dei servizi pubblici.
Il Presidente della Regione, in due interviste apparse di recente sui giornali locali, afferma che entro dicembre sarà definito l’ingresso dei privati nella gestione dei rifiuti, dei trasporti e perfino dell’acqua, in ottemperanza a una non meglio precisata normativa nazionale (http://www.lagazzettadelmezzogiorno.it/notizia.php?IDNotizia=522457&IDCategoria=1).
Tale affermazione suona come un’offesa a tutti quei cittadini/e che, in Puglia come in tutto il Paese, con il referendum dell’anno scorso hanno ribadito di voler salvaguardare il carattere pubblico dei beni comuni contro ogni processo di mercificazione e di profitto.
Né può avere senso giuridico e politico l’annuncio di una legge regionale con cui si metterebbe “in sicurezza la natura pubblica dei servizi locali” tutelandone contemporaneamente la privatizzazione (http://corrieredelmezzogiorno.corriere.it/bari/notizie/politica/2012/29-maggio-2012/vendola-l-ingiuriariparte-smart-cities-201378970047.shtml).
Questa “nuova” narrazione ci sembra davvero fantasiosa.
In realtà, con questa posizione il Presidente Vendola contraddice le sue numerose precedenti affermazioni e gli atti stessi del governo regionale ponendo, di fatto, un macigno sull’interlocuzione che, pur non sempre facile e fluida, era intercorsa con il movimento dell’acqua bene comune.
Il Comitato Pugliese ne prende atto e sente il dovere di intensificare, a maggior ragione e con più vigore, il proprio impegno affinché la volontà popolare, da più parti minacciata e vilipesa, sia rispettata.
In quest’ottica investirà della questione tutti i Comuni della Regione Puglia che, insieme ai cittadini, saranno i primi a subire le conseguenze della “cessazione delle municipalizzate e dell’apertura del mercato ai privati” annunciata dal Presidente della Regione.
Rispetto a questo, e partendo proprio dalle dichiarazioni del Sindaco di Bari secondo le quali “l’amministrazione intende rispettare pienamente la volontà popolare espressa attraverso il voto referendario” (http://www.ecodallecitta.it/notizie.php?id=112261), chiediamo ufficialmente all’Amministrazione di BARI, attraverso il Coordinamento degli EE. LL. per la ripubblicizzazione del S.I.I., di promuovere al più presto un incontro programmatico con i Comuni pugliesi per la difesa e la ripubblicizzazione di tutti i servizi pubblici locali (a partire dal servizio idrico integrato), ovvero la loro gestione attraverso soggetti di diritto pubblico con partecipazione sociale.
Perché si scrive Acqua e si legge Democrazia.
Comitato pugliese “Acqua Bene Comune” – Forum dei Movimenti per l’Acqua
mercoledì 30 maggio 2012
NO alla multiutility del nord!
venerdì 25 maggio 2012 – ECONOMIA – Pagina 27
ENERGIA. Firmato il contratto che assegna ai transalpini l´80%, a fine giugno o a luglio operazione chiusa con l´opa obbligatoria sul flottante
Controllo di Edison ai francesi di Edf
Edipower rimane agli italiani con A2A al 56% e Iren al 21% Garbati, neopresidente: «Siamo il secondo polo nazionale»
MILANO
Il controllo di Edison passa ufficialmente a Edf mentre A2A, Iren e gli altri soci di Delmi conquistano Edipower e le sue centrali di produzione elettrica.
Nello studio legale di Clifford Chance, a Milano, sono stati siglati i contratti che mettono il sigillo definitivo al tormentato riassetto di Edison, al termine di un duro negoziato durato un anno e mezzo e che ha visto l´intervento di tre ministri e numerose proroghe dei patti di sindacato.
CAMPAGNA D´ITALIA. A distanza di oltre dieci anni dall´ingresso nell´allora Montedison, i francesi chiudono la «campagna d´Italia» conquistando l´80% del capitale e il controllo esclusivo del gruppo elettrico. Rinunciano però ai 7.600 megawatt di Edipower che restano in mani italiane: l´ex genco, società produttrice di energia elettrica, dell´Enel e le sue nove centrali passano sotto il controllo di Delmi e saranno consolidate da A! 2A, che di Edipower diventarà il socio di controllo, con il 56% del capitale, affiancato da Iren che invece avrà il 21%.
MULTIUTILITY ITALIANA Proprio Edipower potrebbe diventare il polo aggregante attorno cui far crescere, in modi ancora da definire e superando i campanilismi che connotano il mondo delle ex municipalizzate, una grande multiutility italiana.
ITALIA HUB DEL GAS. L´acquisizione di Edison da parte di Edf «è una tappa decisiva verso una vera strategia del gruppo nel gas», ha dichiarato il presidente, Henri Proglio, e l´obiettivo dei francesi è di fare del nostro Paese il loro «hub del gas» in quanto l´Italia «si trova in una situazione geopolitica potenzialmente ideale, all´incrocio di numerose infrastrutture di fornitura» che le danno un ruolo strategico per la sicurezza di approvvigionamenti in Europa. Non a caso, ha annunciato, «la sede del polo gas per tutto il gruppo Edf sarà a Milano» e l´Italia potr�! � giocare «un ruolo» anche per il gas liquefatto. Inoltre, h! a aggiunto, Edison beneficerà delle «sinergie» con i francesi attraverso «l´accesso agli accordi internazionali, come quello recentemente sottoscritto, con Gazprom».
NUOVA EDIPOWER. Ma anche sul fronte italiano si festeggia per la nascita della «nuova Edipower». Delmi ha messo a punto gli ultimi tasselli dell´operazione chiudendo il finanziamento a cinque anni da 1,25 miliardi a sostegno dell´acquisizione (sono state date in pegno le azioni della holding e di Edipower) e ha firmato gli accordi sulla governance (che prevedono delle way-out per Iren esercitabili in cambio di impianti). «La partnership tra Iren e A2A, insieme all´apporto degli altri azionisti, fornirà impulso significativo al miglioramento della competitività di Edipower» ha commentato Roberto Garbati, ad di Iren e neopresidente di Edipower, che ha nominato il nuovo cda in cui sono entrati i direttori generali di A2A, Renato Ravanelli e Paolo Rossetti, in pole per la ca! rica di ad, e che dovrà essere confermato, per quanto riguarda i componenti espressione di A2A, dopo l´assemblea di martedì sulle rinnovo delle cariche.
SECONDO OPERATORE. Con Edipower, ha sottolineato Ravanelli, A2A diventa «il secondo operatore elettrico italiano con circa 12mila megawatt di capacità installata e un efficiente mix produttivo. Una parte rilevante di questo portafoglio è composto da impianti idroelettrici che contribuiranno a migliorare in maniera significativa la redditività industriale del gruppo».
Per chiudere l´operazione, manca solo l´opa obbligatoria di Edf sul flottante di Edison a 0,89 euro ad azione che, ha detto Thomas Piquemal, cfo di Edf, partirà «a fine giugno o a luglio». I prospetti sono stati depositati in Consob. Resta l´incognita su cosa farà la Tassara, grande avversaria di un riassetto giudicato penalizzante per le minoranze. «Devono pronunciarsi come tutti i minoritari sulla loro volontà ! di aderire all´offerta» ha dichiarato Piquemal.
Il controllo di Edison passa ufficialmente a Edf mentre A2A, Iren e gli altri soci di Delmi conquistano Edipower e le sue centrali di produzione elettrica.
Nello studio legale di Clifford Chance, a Milano, sono stati siglati i contratti che mettono il sigillo definitivo al tormentato riassetto di Edison, al termine di un duro negoziato durato un anno e mezzo e che ha visto l´intervento di tre ministri e numerose proroghe dei patti di sindacato.
CAMPAGNA D´ITALIA. A distanza di oltre dieci anni dall´ingresso nell´allora Montedison, i francesi chiudono la «campagna d´Italia» conquistando l´80% del capitale e il controllo esclusivo del gruppo elettrico. Rinunciano però ai 7.600 megawatt di Edipower che restano in mani italiane: l´ex genco, società produttrice di energia elettrica, dell´Enel e le sue nove centrali passano sotto il controllo di Delmi e saranno consolidate da A! 2A, che di Edipower diventarà il socio di controllo, con il 56% del capitale, affiancato da Iren che invece avrà il 21%.
MULTIUTILITY ITALIANA Proprio Edipower potrebbe diventare il polo aggregante attorno cui far crescere, in modi ancora da definire e superando i campanilismi che connotano il mondo delle ex municipalizzate, una grande multiutility italiana.
ITALIA HUB DEL GAS. L´acquisizione di Edison da parte di Edf «è una tappa decisiva verso una vera strategia del gruppo nel gas», ha dichiarato il presidente, Henri Proglio, e l´obiettivo dei francesi è di fare del nostro Paese il loro «hub del gas» in quanto l´Italia «si trova in una situazione geopolitica potenzialmente ideale, all´incrocio di numerose infrastrutture di fornitura» che le danno un ruolo strategico per la sicurezza di approvvigionamenti in Europa. Non a caso, ha annunciato, «la sede del polo gas per tutto il gruppo Edf sarà a Milano» e l´Italia potr�! � giocare «un ruolo» anche per il gas liquefatto. Inoltre, h! a aggiunto, Edison beneficerà delle «sinergie» con i francesi attraverso «l´accesso agli accordi internazionali, come quello recentemente sottoscritto, con Gazprom».
NUOVA EDIPOWER. Ma anche sul fronte italiano si festeggia per la nascita della «nuova Edipower». Delmi ha messo a punto gli ultimi tasselli dell´operazione chiudendo il finanziamento a cinque anni da 1,25 miliardi a sostegno dell´acquisizione (sono state date in pegno le azioni della holding e di Edipower) e ha firmato gli accordi sulla governance (che prevedono delle way-out per Iren esercitabili in cambio di impianti). «La partnership tra Iren e A2A, insieme all´apporto degli altri azionisti, fornirà impulso significativo al miglioramento della competitività di Edipower» ha commentato Roberto Garbati, ad di Iren e neopresidente di Edipower, che ha nominato il nuovo cda in cui sono entrati i direttori generali di A2A, Renato Ravanelli e Paolo Rossetti, in pole per la ca! rica di ad, e che dovrà essere confermato, per quanto riguarda i componenti espressione di A2A, dopo l´assemblea di martedì sulle rinnovo delle cariche.
SECONDO OPERATORE. Con Edipower, ha sottolineato Ravanelli, A2A diventa «il secondo operatore elettrico italiano con circa 12mila megawatt di capacità installata e un efficiente mix produttivo. Una parte rilevante di questo portafoglio è composto da impianti idroelettrici che contribuiranno a migliorare in maniera significativa la redditività industriale del gruppo».
Per chiudere l´operazione, manca solo l´opa obbligatoria di Edf sul flottante di Edison a 0,89 euro ad azione che, ha detto Thomas Piquemal, cfo di Edf, partirà «a fine giugno o a luglio». I prospetti sono stati depositati in Consob. Resta l´incognita su cosa farà la Tassara, grande avversaria di un riassetto giudicato penalizzante per le minoranze. «Devono pronunciarsi come tutti i minoritari sulla loro volontà ! di aderire all´offerta» ha dichiarato Piquemal.
lunedì 28 maggio 2012
No alla multiutility del nord!
18/05/2012
di Emilio Molinari da Sbilanciamoci
Acqua, energia, smaltimento dei rifiuti: i Comuni del nord sono pronti a fondere in una grande holding la gestione di tutti i servizi essenziali per i cittadini. Un errore catastrofico
Una riflessione può cominciare dal corteo romano sull’acqua pubblica e dal resoconto che ne ha fatto il manifesto del 4 maggio. Anche se oggi può sembrare piccola cosa, di fronte al terremoto delle amministrative che boccia clamorosamente il governo e l’ineluttabilità del mercato, mi convince ancora di più della necessità di sollecitare una riflessione anche sui contenuti. Il movimento romano dell’acqua si mobilita, assieme anche ai “minisindaci” dei municipi e a tutte le associazioni, contro il sindaco di Roma che sta decidendo di vendere il 21% delle azioni di Acea, l’impresa locale che gestisce l’acqua e altri servizi cittadini, perdendo la maggioranza. La mia riflessione è andata più in là: mi sono chiesto se a Milano, dove pure si sta sviluppando qualcosa di molto più grosso e di politicamente più rilevante, si è in grado di sviluppare una simile mobilitazione a favore dell’acqua pubblica. La risposta è molto deludente. Non ce la facciamo, anzi non lo vogliamo fare. Perché prima di tutto ci sentiamo dalla parte di quest’amministrazione, l’abbiamo votata e sostenuta, ne abbiamo condiviso le speranze. Il referendum le ha dato forza e la lega al nostro movimento.
Non ce la facciamo perché gran parte del popolo di sinistra ci guarderebbe ostilmente, come se fossimo marziani. È come se, una volta sconfitta la destra, cadesse lo spirito critico. Un’amministrazione di sinistra fa delle cose e non trova più risposte critiche da parte dei cittadini che l’hanno votata. Paradossalmente la critica si trasforma da elemento positivo, capace di far discutere, in un elemento di chiusura totale per l’intero popolo che appoggia l’amministrazione. Il punto in questione è lamultiutility del Nord; una proposta da molto tempo in campo e che per i protagonisti di Milano e di Torino è già avanti nella formulazione e nelle prospettive. Prende corpo qualcosa che contempla sì la vendita del 21% del capitale di tutte le società partecipate dai comuni, ma va ben oltre questa semplice operazione. Qui oltre a vendere le quote per “fare cassa”, si promuove la fusione di tutte le utility locali in una sorta di grande holding con pretese multinazionali nella quale il potere dei Comuni si diluisce e sparisce.
Accantoniamo per un momento il tema, importantissimo, della multiutility sulla via di diventare multinazionale e affrontiamo invece il problema politico. Una parte dei cittadini, per esempio a Milano, si fida dell’amministrazione e quindi decide di aspettare per vedere cosa capiterà; insomma si dà per scontato che il sindaco interpreterà nel modo giusto, che tiene conto della crisi, lo stesso referendum salva acqua. Più che avere fiducia, ci si aggrappa a una speranza. Credo che il popolo milanese di sinistra, nel senso più ampio del termine, abbia riposto l’ultima grande speranza nella possibilità di rinnovamento della sinistra e che Pisapia rappresenti proprio questa svolta. Vale anche per me, sia chiaro, non mi tiro fuori e non faccio il critico prevenuto della giunta. Sono però contrario a una fiducia che diventa fideismo, al sostegno che si confonde con l’autocensura, all’incapacità di guardare ai contenuti. Non si aiuta così la giunta e nemmeno la sinistra. Il terremoto elettorale è la parabola dell’assenza di spirito critico. Questa non è solo un richiamo ai partiti di sinistra ma all’incapacità critica del suo popolo.
Dire che in questo momento la scelta della multiutility del Nord è profondamente sbagliata e va contro la democrazia, contro il ruolo stesso dei Comuni, contro il rapporto tra eletti ed elettori, è a mio giudizio doveroso, così come pretendere che se ne discuta. La multiutility è un errore catastrofico perché non riguarda una delle tante privatizzazioni possibili, ma tutte, almeno quelle dei settori strategici, come li definisce l’assessore milanese Bruno Tabacci: acqua, energia e smaltimento dei rifiuti.
C’è un aspetto sul quale si riflette poco a proposito di acqua, energia e smaltimento dei rifiuti. L’Onu ripete da tempo che a metà del secolo il 70% della popolazione del mondo vivrà in città superiori ai 2 milioni di abitanti e le megalopoli saranno dieci volte di più. Chi avrà in mano la gestione di questi servizi, avrà in mano la vita dei cittadini e determinerà la politica urbana. Diciamolo pure: la vera politica. E che ci sia una tendenza del mercato finanziario e delle multinazionali a impossessarsi della gestione di questi servizi è un dato scontato e contro il quale diamo da anni battaglia e abbiamo fatto un referendum vittorioso.
Se oggi i Comuni delineano un disegno in cui loro stessi animano la fusione di tutte le società del Nord, privatizzate e quotate in borsa e riducono la loro partecipazione, essi determinano di fatto la propria esclusione dalla politica. E’ una deriva che coinvolge tutti i Comuni, grandi e piccoli, basti pensare che la multiutility del Nord riguarderebbe nella sola Lombardia 1500 Comuni. Dovrebbero mettersi tutti assieme, consegnare i propri impianti alla grande holding, alla quale sarebbe affidata la gestione dei servizi strategici con le finalità dichiarate dagli stessi esponenti che la portano avanti: ricavarne il massimo dei dividendi, andare sul mercato e partecipare ovunque si tengano, “anche in Australia” afferma Tabacci, alle aste per conquistare altre società e coprire il fallimento clamoroso delle decantate, vecchie privatizzazioni del Nord: A2A, Iren, Hera. E considerando Acea, anche del Centro Italia. Hanno fallito, non si può dire altrimenti. Chiudono i bilanci in modo disastroso. A2A con 5 miliardi di debiti e il fallimento dei suoi tentativi di inserirsi nel mercato internazionale, con Edison e in Montenegro. Iren con 2,5 miliardi di debiti. Hera con circa 3 miliardi. Sono disastri: il valore di A2A e Iren è sceso del 70% e del 50% in un solo anno.
Nell’ultima sua dichiarazione, il fondatore di A2A Giuliano Zuccoli, morto in febbraio, subito dopo la sua uscita dalla società, ha detto che l’azienda non ha trattenuto gli utili, perché finivano agli azionisti, ai Comuni in particolare, come dividendi; l’azienda non ha fatto investimenti adeguati a rinnovare la tecnologia e a ottemperare la sua missione verso i cittadini. Da qui bisognava ripartire, invece è l’inverso. Ed è proprio Piero Fassino, sindaco di Torino (e azionista Iren), a descrivere il futuro con chiarezza: “se rimaniamo così, moriamo, se ne può venir fuori solo con qualcosa di più grande ( in cui spalmare i debiti) in grado di concorrere sul mercato internazionale”. In sostanza: sommare i fallimenti per prepararsi a un probabile fallimento ancora più grande.
Certo, questa politica è la cancellazione del referendum. Non è credibile l’affermazione che in città come Milano e Torino l’acqua rimarrà fuori perché è fuori da A2A e da Iren. Il movimento non deve tacere; perché se a Torino e Milano l’acqua, come sostiene l’assessore Tabacci, “per il momento resta fuori, poi si vedrà”, non è così altrove. È in A2A e Iren a Brescia, Monza, Bergamo, Reggio Emilia, Genova, Parma e Piacenza. E Il Mondo del 4 maggio va oltre e parla chiaro: “si tratta di guardare e tirar dentro nella multiutility, tutta la realtà del Nord: Dolomiti Energia di Trento, Assopiave di Treviso, Acegas di Padova e Trieste, Afm di Verona e persino Linea Group di Cremona”.
Milano lascia per ora l’acqua alla società Metropolitana milanese. … poi si vedrà come per Torino. Inoltre, visto che sia Tabacci sia Fassino in più occasioni hanno ribadito la volontà di vendere parte del pacchetto azionario a un socio finanziario, va ricordato che sull’acqua e i rifiuti il referendum si è espresso in modo chiaro. Non c’è alcuna legge che obblighi a scendere sotto il 30%. E tanto meno, non c’è nessun obbligo alle fusioni e a trasformare i comuni in…come si può dire? In gente della finanza. C’è una frase significativa di Zuccoli, da presidente di A2A: “finalmente saremo anche noi predatori”. Gli risponde Marco Vitale, moderato economista milanese, a sua volta consigliere di amministrazione di A2A: “se si pensa di trasformare i Comuni in queste finalità, vuol dire cancellare i Comuni dalla loro funzione”. Non li abbiamo eletti né per fare dividendi, né per vincere sul mercato internazionale. Li abbiamo eletti per gestire beni e servizi vicino ai cittadini.
Sul “che fare?” vorrei aggiungere ancora due cose. Questa prospettiva della multiutility, priva di un qualsiasi disegno politico riguardo energia rifiuti ed acqua, fatta solo per sanare buchi di bilancio e coprire fallimenti, sottintendeva forse un disegno che stava prendendo corpo a fronte della crisi e del disintegrarsi dell’Unione Europea. Un disegno intravisto con il governo Monti in Italia e che ha trovato l’ostilità della gente in tutta Europa. È la scelta di conferire ai nuovi stakeholders finanziari la decisione sui diritti fondamentali. È la svendita dei servizi, proprio nella logica del negoziante che svende quando sta fallendo. Ma a chi vendere? Alle banche, alla finanza, ai centri del potere finanziario? I fautori della multiutility, quando serpeggia la domanda su chi sarà il socio che entrerà a prendere la quota azionaria in vendita, indicano il fondo F2i di Vito Gamberale, il fondo che si è preso (in modo discutibile) la partecipazione nella Sea a Milano ed è già entrato ai ferri corti col Comune stesso. Un fondo privato, è bene chiarirlo, che opera nel mercato e al quale concorre il capitale pubblico di Cassa Depositi e Prestiti e quello privato delle fondazioni bancarie. In sostanza il centro della decisione si sposta in ambiti esterni alla politica e alle scelte delle amministrazioni locali, dunque lontano dai cittadini. “È la fine del capitalismo comunale” dice Tabacci. Forse però poteva anche citare l’inizio dei Comuni capitalisti multinazionali. Voleva essere il disegno “montiano”, di Passera, di Casini, di Tabacci, di Caltagirone di CL e forse della Lega delle cooperative? E il PD ha forse cercato di cavalcarlo? Se è così, questo disegno esce battuto dalle ultime elezioni locali e quello che si è pensato a Milano, a Torino e in tutto il Nord con la multiutility, ha il sapore del fallimento.
Il secondo punto che voglio segnalare è che questa prospettiva porta comunque il sapore di una cultura nordista. Sempre sul Mondo del 4 maggio, si legge: “Il fronte del Nord si organizza”e questo è il promemoria della una grande multiutility, fatta da A2A, Iren, Hera e da tutto il resto. Un sapore nordista che vuol mostrare la propria forza finanziaria, per fare shopping nel mondo e più concretamente nel “povero Sud”. Ho sentito questo nelle parole di Fassino quando spiega: “o facciamo questa cosa o io do mandato a Iren di andare a fare shopping in tutte le piccole società italiane”, che si trovano tutte al Sud. Per un attimo ho sentito il respiro del libro di Primo Aprile, “Terroni”, con i “piemontesi” che vanno a “predare” il Sud gregario. Infine, nella multiutility ho percepito persino la confusa idea di un altro partito del Nord che si inserisse nella crisi della Lega. La cosa principale comunque è che se perfino a Milano non si cambia, l’architrave democratica dei Comuni se ne va a pallino; visto che la democrazia in Italia, anche quando era agonizzante, è riuscita a sopravvivere sul rapporto tra cittadini e Comune. Se c’è qualcosa che caratterizza l’Italia è il Comune. Il Comune ha subìto di tutto, ma il suo Sindaco è stato sempre il Sindaco, l’acqua è stata l’acqua del sindaco. Ora tutto questo è a rischio. Il sindaco vuol diventare un finanziere. Ma a elezioni fatte, non dovremmo tutti, a sinistra, fare una bella riflessione, anche sulle privatizzazioni, le fusioni ecc…giunta di Milano e sindaco compresi?
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